Pro und Contra. Anders e Kafka

Con un metodo filologico che si basa sulla lettura del testo in lingua originale, si è indagato il saggio di Günther Anders su Franz Kafka (1951).

Privo di rispetto nei confronti di Franz Kafka, Anders risale continuamente dall’opera all’autore, tradendo il principio base di ogni critica letteraria, e di conseguenza mutando la natura di questo saggio dalla messa in scena di un “processo”, al quale attraverso il sintagma pro und contra il titolo chiaramente allude, in un vero e proprio duello personale.

  Nel corso del commento, il saggio è collocato negli anni della sua genesi, cioè nella particolare atmosfera culturale degli anni Trenta, un periodo di acutissima crisi culturale dell’Europa.  Eppure il testo ha il merito di non ristagnare totalmente nel clima politico marxista dove nasce. Di certo l’intuizione determinante è che la «trascendenza» è l’«al di qua». Questo farebbe del mondo in Kafka, l’«al di là». Il problema è, dunque, di natura estetico-teologica: siamo già in Paradiso?

   Eppure il “rovesciamento” non è soltanto un meccanismo narrativo, come in estrema sintesi il saggio di Anders attraverso una accurata strategia argomentativa vorrebbe surrettiziamente far credere, ma ontologico. Nel presupposto che la Vieldeutigkeit, o ambiguità, secondo Anders negativa cifra peculiare dello stile kafkiano, non è propria soltanto dell’universo-Kafka, e nemmeno del “solo” universo letterario, ma del “multiverso” della cultura, di ogni forma di fictio, e del reale in sé. Kafka allora ha “soltanto” smascherato la Verrücktheit der Welt, nel duplice significato del termine: l’essere spostato del mondo, vale a dire il suo essere rovesciato, e la sua immanente follia.

Passaggi sul vuoto

Come rivalutare il vuoto? Sforzandosi, come ground state metodologico, di trattarlo non in quanto predicazione ma, al contrario, ontologicamente. piuttosto che un'assenza – o mancanza – did materia, letterale o metaforica, all'interno di un contenitore, un sistema, un discorso, una sinfonia, piuttosto che come privazione, considerandolo quindi come una probabilità e un'«energia attiva».  Dalla filosofia classica alla teoria dei campi quantistici, è possibile riconsegnare nuova vita teoretica a una nozione spesso osteggiata, guardata con sospetto, da gran parte del pensiero occidentale?

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